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:: In ricordo del sen. Giovanni Spagnolli nel 20°
della scomparsa (1907-1984) |
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Senatore della montagna al servizio della gente
GIANFRANCO ZANDONATI
Alla scomparsa di Giovanni Spagnolli, il suo amico e collega Paolo Berlanda ne tratteggiò il profilo in un articolo, apparso sul giornale "Adige" del 6 ottobre 1984, cioè il giorno successivo alla sua morte, con il titolo "Amava soprattutto la montagna e ne ammirava la gente umile", in cui riuscì a cogliere i tratti salienti della personalità dell'amico scomparso.
Anch'io, che ho avuto la fortuna di essere uno dei suoi più stretti collaboratori per quasi vent'anni, penso che non si possa parlare più di Giovanni Spagnolli senza ricordare il fascino che la montagna esercitava su di lui e la sua grande disponibilità e simpatia nei confronti dei montanari e della gente umile.
Poiché il ritmo frenetico del nostro tempo, reso più celere e convulso dagli attuali mezzi di comunicazione, sembra voler cancellare rapidamente le tracce e il ricordo anche degli uomini più grandi, quasi si debba far posto all'incessante succedersi del nuovo, io credo che sia giusto e doveroso ricordare e rendere testimonianza a quegli uomini, come Giovanni Spagnolli, che hanno saputo tradurre, nel loro operare quotidiano, alcuni fondamentali valori umani.
Nei discorsi, nei comportamenti, nelle scelte e nell'azione politica di Spagnolli, la montagna ha sempre avuto un posto di rilievo e comunque uno stretto rapporto con la sua cultura e la sua concezione di vita.
La sua giovanile passione per l'alpinismo, la sua costante frequentazione dei rifugi e degli ambienti alpini, il suo lungo e costruttivo impegno nell'ambiente del C.A.I., la sua attività legislativa ed amministrativa a favore della montagna e delle sue popolazioni, sono gli aspetti che meglio caratterizzano la sua personalità e che trovano fondamento e spiegazione nella sua fede religiosa e nei suoi ideali di vita. Egli infatti vedeva nella montagna una dimostrazione della grandezza di Dio, una meravigliosa espressione di quel naturale bisogno di elevazione e di infinito che è in ogni uomo e che nel cristiano acquista il significato di un progressivo avvicinamento a Dio. Inoltre l'ascensione verso la vetta, per Spagnolli aveva un preciso significato formativo: la montagna è palestra di vita, l'ascensione richiede fatica e costanza, insegna che ogni conquista comporta impegno e sacrificio, suggerisce prudenza ed attenzione, esige la cordata che è anche la concreta espressione della solidarietà fra gli uomini impegnati in un comune, difficile cammino. Questo messaggio pedagogico egli lo trasferiva anche sul piano politico, sollecitando i democratici cristiani alla cordata, alla solidarietà e alla disciplina di gruppo piuttosto che al protagonismo individualistico. 
Credo che il momento più importante e solenne di tutta la sua lunga ed appassionata opera a favore della montagna, Spagnolli lo abbia vissuto quando, in qualità di Presidente del C.A.I., il 29 gennaio 1973 venne ricevuto in udienza dal Santo Padre nella Sala del Concistoro, e gli offrì il volume, appena pubblicato, "Alpinismo italiano nel mondo, una raccolta antologica delle imprese degli scalatori italiani negli ultimi cento anni. Rivolgendosi al papa con un breve discorso, Spagnolli riaffermò i motivi ideali del legame dell'uomo con la montagna e sottolineò la funzione educativa che, attraverso l'alpinismo, il C.A.I. era chiamato a svolgere particolarmente nei confronti dei giovani.
Ringraziando per il devoto omaggio, Paolo VI pronunciò a sua volta un discorso in cui Spagnolli potè certamente riconoscersi, particolarmente in queste parole e sentimenti così simili ai suoi: "Veramente, l'alpinismo, inteso come voi volete - non come frivola esibizione, bensì come ardua conquista di mete sempre più difficili, nella padronanza di se stessi - può essere una formidabile scuola di maturazione di forti personalità umane; vi si apprende la fraternità, lo spirito di servizio, l'aiuto reciproco e generoso, la semplicità dei modi, il rifiuto di una vita comoda e molle, un continuo allenamento fisico e spirituale: tutte doti che temprano I'uomo e lo educano alla correttezza e alla socialità. Ma tale scuola può e deve essere anche valido sussidio per una vera e autentica formazione cristiana: nel silenzio immenso della montagna, davanti alla maestà possente di quelle vallate che via via si inseguono e s'innalzano fino ai picchi aerei e solitari, nello splendore calmo e ridente della natura come nell'improvviso addensarsi di nebbie e bufere, l'uomo si sente piccolo, umile, buono, si abitua a valutarsi quale realmente è, creatura minuscola davanti all'onnipotenza di Dio, santo e tremendo, ma Padre buono e provvidente, che si è chinato su di noi per fame i suoi figli” 1.
(1. Alpinismo maestro di vita. Udienza del Santo Padre al Consiglio Centrale del C.A.I. (29 gennaio 1973), s.n.t.)
Giovanni Spagnolli era uomo d'azione, concreto e coerente; "uomo d'azienda" egli amava spesso definirsi. In quanto tale, il suo pensiero e la sua concezione della vita dovevano tradursi in opere, in provvedimenti legislativi e in iniziative concrete.
Anche il suo amore per la montagna non fu quindi una mera espressione verbale, non si esaurì a livello di pura contemplazione estetica delle bellezze naturali, ma si tradusse in azioni concrete ed incisive a favore dell'ambiente alpino e delle sue genti. 
Ritagliando solo una piccola parte del vasto scenario della sua lunga ed operosa vita politica, desidero ricordare la sua iniziativa per dotare di impianto telefonico i rifugi alpini ed i più piccoli paesi di montagna, nonché la sua opera, appassionata e lungimirante, a difesa dell'ambiente.
Divenuto ministro delle Poste e Telecomunicazioni nel febbraio del 1966, con il terzo governo Moro, Spagnolli seppe affrontare i delicati e complessi problemi del settore di sua competenza, con una chiara visione di tipo aziendale, cercando di snellire l'organizzazione centralistica del dicastero e di avviare un vasto programma di ammodernamento dei servizi postali e delle telecomunicazioni che si rendeva necessario per adeguare il servizio pubblico alle esigenze dell'utenza, particolarmente del sistema produttivo, e per renderlo capace di competere a livello internazionale. Fece quindi introdurre il Codice di Avviamento Postale che, allineando l'organizzazione dell'Italia a quella dei paesi tecnologicamente più avanzati, rese più celere l'invio e la distribuzione della corrispondenza. Inoltre, durante gli anni del suo ministero, dal febbraio del 1966 al giugno del 1968, diede attuazione al piano per la completa automazione ed estensione all'intero territorio nazionale della teleselezione telefonica da utente.
In questa più vasta attività governativa, si colloca l'impegno e l'azione di Spagnolli per dotare di impianto telefonico i rifugi alpini e i piccoli paesi di montagna che ancora ne erano sprovvisti. Infatti le leggi 20 maggio 1966, n° 368 e 8 marzo 1968, n° 178, da lui volute, prevedevano il collegamento telefonico, con spesa a totale carico dello Stato, di tutte le piccole frazioni di montagna e dei rifugi alpini di particolare importanza.
L'ing. Mario Basile, che in quegli anni fu direttore della SIP di Trento, in una lettera inviatami poco tempo fa, così ricorda l'opera di Spagnolli: "…per suo interessamento vengono ammessi ai benefici di legge, che prevedeva la spesa dei lavori di collegamento a carico dello Stato, tutte le piccole frazioni e i rifugi alpini riconosciuti di particolare importanza. Un centinaio di rifugi, da Punta Penia al Cevedale, dall'Altissimo all'Antermoia, situati sulle montagne del Trentino, e che l'alpinista Spagnolli conosceva benissimo, a seguito di tali leggi dispongono oggi di collegamento telefonico realizzato con tecniche di avanguardia e mantenuti in esercizio da appassionati tecnici "alpinisti" della SIP".
"Ricordo l'entusiasmo con cui egli seguiva le realizzazioni degli impianti telefonici: centrali, ponti radio, linee che dovevano rendere possibile portare il telefono in una piccola frazione di montagna e riportare la voce dei pochi genitori ai figli che lavoravano nelle lontane città". 
"Spesso, nei giorni festivi, quando veniva nella sua Rovereto, Spagnolli partecipava alla gioia delle persone che per la prima volta usavano un telefono automatico in queste sperdute località. Nei rifugi, naturalmente, la festa per l'arrivo del telefono era accompagnata da un improvvisato coro di alpinisti, al quale partecipava entusiasticamente anche il Ministro".
La montagna con la sua gente e con i suoi problemi rappresentò, quasi per provvidenziale disegno, l'ultimo significativo impegno pubblico di Giovanni Spagnolli.
Eletto Presidente Generale del C.A.I. nel 1971, ricoprì la carica fino al 1980, dedicando a questo nobile Sodalizio le sue ultime energie, sorretto dalle sue collaudate capacità organizzative e dalla sua lunga esperienza politico-amministrativa.
La sua azione come Presidente del C.A.I. rappresentò un degno coronamento della sua vita politica, sia perché seppe tradurre il suo attaccamento alla montagna ed il suo amore per la natura in una lungimirante azione in difesa dell'ambiente, sia perché anche in quest'ultima prestigiosa carica seppe rimanere fedele a quell'esemplare spirito di servizio cui aveva dedicato tutto il suo operato, lasciando spontaneamente l'incarico, come già aveva fatto per la Presidenza del Senato, quando avvertì che era giunto il momento di ritirarsi per lasciare il posto a più giovani energie.
La difesa dell'ambiente, con largo anticipo sulle attuali enunciazioni dei partiti politici storici e non, costituì il primo impegno programmatico di Spagnolli che rivendicava al C.A.I. una precisa funzione protezionistica nei confronti della montagna, come risulta da queste sue dichiarazioni: "Ne è venuto meno il nostro costante impegno alla protezione dell'ambiente naturale alpino, sostenuti dalla ferma convinzione che la sanità fisica e morale della specie umana è imprescindibilmente legata alla conservazione degli ecosistemi con i quali è in equilibrio simbiotico".2
"Partendo dal presupposto che l'alpinismo e più in generale il godimento dell'ambiente di montagna è condizionato dal mantenimento di certe sue peculiari caratteristiche paesaggistiche, di flora, di fauna, di cultura e civiltà, mi sono sempre impegnato a sottolineare il nostro interesse e dovere nella tutela dell'ambiente naturale alpino" .3
In conformità a questa sua convinta posizione in difesa dell'ambiente, il Presidente Spagnolli diede vita e partecipò ad una serie di iniziative legislative riguardanti la disciplina della caccia, l'istituzione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, la legge quadro per i Parchi Nazionali e le zone protette.
Sul piano dello studio, della ricerca e della sensibilizzazione dell'opinione pubblica, egli promosse l'organizzazione del Convegno Internazionale "L'avvenire delle Alpi", tenuto a Trento nel 1974, e del Convegno "Teoria e prassi per una gestione ottimale del territorio montano", svoltosi a Bressanone nel novembre del 1979. 
G. Spagnolli, Relazione del Presidente Generale all'Assembla dei delegati, in “Rivista mensile del Club Alpino Italiano”, Anno 99 (1978), N.7-8, pp. 238-239):
( 3. G . Spagnolli, Relazione del Presidente Generale all'Assemblea dei delegati, in “Rivista mensile del Club Alpino Italiano”, Anno 101 (1980), N. 5-6, p. 178).
La particolare attenzione che Spagnolli, fin dalla sua prima dichiarazione programmatica resa nell'assumere la Presidenza del C.A.I., volle dedicare ai giovani si concretizzò in una serie di iniziative per “educare i giovani alla conoscenza e all'apprezzamento della montagna, sia per quanto concerne la protezione della natura, sia per ogni altra implicazione di carattere sociale e formativo”.4
Questa finalità educativa riguardante i giovani, egli la perseguì costantemente anche per la sua precisa convinzione “…che nessuno di noi deve sentirsi indispensabile ma che tutti possiamo essere utili secondo le nostre doti e la disponibilità di tempo da dedicare al Club; pronti, quindi, a lavorare in équipe (anziani e giovani, appartenenti a categorie sociali varie, ecc.) come i tempi anche a noi richiedono, pronti a tirar su, con precisi impegni, forze sempre nuove, e a lasciar loro il posto al momento opportuno, in un continuo avvicendamento, senza farci pregare, perché altrimenti, se non lo faremo spontaneamente saremo costretti a farlo per la pressione della realtà che matura”.5
L'anno sociale 1973, il C.A.I. lo dedicò quindi alla tematica “I giovani e la montagna”, nel cui ambito furono realizzate varie attività culturali e formative rivolte appunto ai giovani.
Questa sensibilità nuova, all'interno del C.A.I., nei confronti delle aspettative e dei fermenti delle giovani generazioni, in gran parte ispirata dal suo Presidente, determinò anche sostanziali innovazioni strutturali; fu infatti istituita statutariamente la nuova categoria dei “soci giovani” e furono aperti nuovi settori di attività, quali la speleologia e lo sci da fondo.
G. Spagnolli, Un Impegno, in “Rivista mensile del Club Alpino Italiano”, Anno 94 (1973), N.1, p. 3) 
(5. G. Spagnolli, Relazione orale del Presidente Generale all'Assemblea dei delegati, in “Rivista mensile del Clb Alpino Italiano”, Anno 99 (1978), N. 9-10, p.320)
Dal punto di vista organizzativo, Spagnolli portò all'interno del C.A.I. tutto il peso della sua esperienza aziendale milanese che gli suggeriva una nuova e più efficiente organizzazione del sodalizio, sia dal punto di vista giuridico statutario, sia dal punto di vista amministrativo.
Nell'intento quindi di dare al sodalizio una più precisa fisionomia giuridica, tale da consentirgli di meglio adempiere ai suoi compiti istituzionali e di stabilire più chiari rapporti con gli enti pubblici e con altri organismi nazionali ed internazionali, egli si adoperò per far approvare la Legge 20 marzo 1975 n° 70 ed il successivo D.P.R. 20 luglio 1977, n° 616 in cui veniva affermato il carattere di pubblico interesse del C.A.I. che così acquisiva figura giuridica pubblica a livello di Sede Centrale, mantenendo invece un carattere privatistico a livello di sezioni periferiche che conservavano intatta la loro autonomia funzionale.
In conformità a questa impostazione, venne quindi modificato lo Statuto del C.A.I. e successivamente approvato con apposito DPR di data 4 giugno 1979.
Altrettanto incisiva e concreta fu l'azione di Spagnolli sul piano più strettamente finanziano ed organizzativo.
Fedele alla sua linea di una sana amministrazione di tipo aziendale, si preoccupò anzitutto di adeguare il bilancio del C.A.I. ai compiti che il sodalizio era chiamato a svolgere; sollecitò ed ottenne una serie graduale di aumenti del contributo dello Stato, previsto dalla Legge 26 gennaio 1963, n° 91; inoltre stabilì stretti rapporti di collaborazione con le Forze Armate dalle quali ottenne, oltre al supporto degli elicotteri militari per i lavori di manutenzione dei rifugi alpini, l'adeguamento del contributo del Ministero della difesa per la manutenzione dei rifugi di proprietà del demanio militare ed affidati al C.A.I. in concessione pluriennale.
In questa sua azione di risanamento e di adeguamento del bilancio del C.A.I., Spagnolli volle responsabilizzare anche i soci, chiamandoli a contribuire mediante l'aumento delle quote sociali, nonostante che il provvedimento fosse poco popolare.
Nei settori tecnici si preoccupò costantemente di assicurare il potenziamento degli uomini e delle attrezzature con particolare riferimento a quanto riguardava la sicurezza in montagna, sia con i mezzi di informazione e cultura, sia con specifiche pubblicazioni, anche acquisendo al sodalizio la nuova testata periodica "Lo Scarpone".
Inoltre volle rendere la struttura amministrativa del C.A.I. più rispondente alle nuove esigenze di carattere aziendale, derivanti dall'ampliamento dell'attività del Club, istituendo, fra l'altro, un archivio anagrafico centrale elaborato elettronicamente. 
Per descrivere compiutamente la vasta e poderosa attività di Spagnolli a favore della montagna, si dovrebbe ancora parlare della sua specifica attività legislativa a favore delle zone alpine. Lasciando ad altri questo compito, desidero invece ricordare un altro aspetto caratteristico della sua personalità, che si salda come un tutt'uno con quel suo forte sentimento che lo legava alla montagna: la sua naturale disponibilità e simpatia nei confronti della gente umile, la sua capacità di parlare con tutti, la sua predilezione per le piccole comunità delle nostre montagne.
Da quando, nell'ormai lontano 1957, ho cominciato a lavorare come suo Segretario Particolare, nel predisporre i suoi programmi di attività per i fine settimana, che egli trascorreva in Trentino, sobbarcandosi la fatica del viaggio in treno da Roma a Rovereto e ritorno, nel rispetto delle direttive che lui mi impartiva, ho sempre previsto una larga disponibilità del suo tempo per gli innumerevoli contatti con la gente, senza alcuna distinzione di età, di condizione sociale, ne d'ispirazione politica. Egli voleva visitare periodicamente tutti i paesi del suo collegio elettorale, anche i più piccoli e sperduti nelle valli più remote; le sue visite, che egli scherzosamente amava paragonare alle "visite pastorali" dell'arcivescovo, avvenivano secondo un programma prestabilito che prevedeva l'incontro con gli amministratori comunali, le udienze al pubblico, la visita al parroco e alle varie istituzioni ed associazioni locali.
Ed a questo suo stile di lavoro, egli rimase fedele fino alla fine del suo mandato politico; anche come Ministro e successivamente come Presidente del Senato. Quando gli impegni del suo alto incarico gli consentivano di assentarsi dalla capitale, egli giungeva a Rovereto di buon mattino, con il treno delle 6.30, viaggiando quindi tutta la notte, e con la consueta puntualità e disponibilità faceva fronte a tutti gli impegni dei suoi nutriti e minuziosi programmi: santa messa, barbiere, udienze, visite ai comuni, visite ad aziende ed ambienti di lavoro, incontri con operatori economici, visite ad amici e conoscenti ammalati, incontri conviviali, consigli di amministrazione, riunioni politiche, ecc.
Ma nonostante l'imparziale e costante impegno che egli dedicava a tutte queste diverse realtà sociali, io che gli ero vicino e che potevo conversare a lungo con lui ed osservarlo anche nei suoi comportamenti privati, coglievo con facilità la sua predilezione per tutte quelle attività che lo portavano a contatto con la gente più semplice, con i più bisognosi, con le realtà più naturali e caratteristiche della nostra terra. Ed egli provava una grande soddisfazione nel potersi incontrare con la gente dei paesi meno conosciuti delle Valli Giudicarle, quali Baitoni, Rondone, Riccomassimo...; ascoltava i loro problemi e le loro difficoltà, consigliava, incoraggiava, spiegava come si svolgeva la sua attività parlamentare a Roma, parlando spesso in dialetto per farsi capire meglio.
Nei paesi della Vallagarina, del Basso Sarca, della Valle di Ledro e delle Valli Giudicarie, Spagnolli lo conoscevano tutti, lo consideravano uno di loro; non era raro vederlo fermarsi per strada a parlare con la gente che incontrava, scambiare qualche battuta scherzosa, accettare l'invito a bere un bicchiere in compagnia, sempre con quel suo fare affabile e bonario. 
Compatibilmente con i suoi numerosi impegni, accettava volentieri anche qualche invito a pranzo in casa di amici e di parenti; anche questo per lui era un modo naturale per stare insieme, per parlare di tante cose: della famiglia, del lavoro, della politica. In queste occasioni non mancava mai di rendere onore alla cuoca di casa, sapeva apprezzare la buona cucina e si divertiva a dimostrare la conoscenza di qualche ricetta caratteristica, come quella del "bro brusà" o della "torta de fregoloti", che conosceva a memoria avendole apprese da sua madre, e che suggeriva alla cuoca per il prossimo incontro conviviale.
Ma questa sua affabilità e disponibilità non erano affatto un semplice atteggiamento esteriore, bensì un suo modo naturale di essere, rispondente ad una sua esigenza inferiore di comunicare con semplicità, di parlare con tutti e di aiutare quanti ricorrevano a lui.
Infatti, quando ritornava a Roma dopo queste visite in Trentino, portava con sé numerosi appunti riguardanti tanti piccoli e grandi problemi che la gente gli prospettava: la pratica di pensione da sollecitare, la liquidazione dei danni di guerra che ancora tardava, il ricorso alla Corte dei Conti, la concessione di un mutuo da parte della Cassa Depositi e Prestiti a favore di un Comune, ecc. Ed altrettante lettere con le più diverse richieste di interessamento giungevano sui tavoli degli uffici di Roma e di Rovereto. Egli rispondeva puntualmente a tutti e, con l'aiuto dei suoi collaboratori, cercava di risolvere i vari problemi che gli venivano sottoposti; per tutti egli aveva una parola di incoraggiamento e di speranza, un consiglio utile, e spesso una risposta risolutiva.
Quando riceveva qualche lettera che gli faceva intuire una situazione di particolare bisogno o sofferenza oltre alla risposta epistolare non mancava di segnalarmi l'opportunità di mettere in programma una visita ed un colloquio, nell'intento di portare, anche con la sua presenza, un conforto e un aiuto. Tutta questa miriade di rapporti e questa intensa corrispondenza epistolare, egli le aveva sapute impostare e le gestiva attraverso un'efficiente e razionale organizzazione che gli consentiva di non deludere e disattendere le aspettative delle numerose persone che ricorrevano a lui e, al tempo stesso di rendere questa notevole mole di lavoro compatibile con i suoi impegni parlamentari e di governo che egli riconosceva come i suoi principali doveri.
Giungendo a Rovereto dopo una settimana di intenso lavoro a Roma, talvolta caratterizzato dalle amarezze e dalle tensioni, ricorrenti nella vita politica, Spagnolli sembrava cercare nuova carica e nuova forza nell'aria di casa, nei rapporti più semplici ed umani con la gente comune.
Per questo viveva con intensità e quasi con gioia i fine settimana nel suo collegio elettorale. Talvolta si dimostrava divertito nel potersi muovere e comportare come una persona comune, senza i condizionamenti imposti dalla vita di palazzo. A questo proposito ricordo un episodio curioso. 
Un sabato mattina ero andato, come di consueto, a riceverlo al suo arrivo da Roma, alla stazione Ferroviaria di Rovereto; ero giunto con qualche minuto di ritardo, quando il treno da Roma era già arrivato. Con mia sorpresa lo incontrai all'uscita della Stazione mentre, portando una grossa valigia che non gli avevo mai visto prima, stava conversando, in lingua tedesca, con un'anziana signora. Dopo aver accompagnato quella signora alla vicina fermata dell'autobus per Riva del Garda, mi salutò sorridendo e mi raccontò che quell'anziana turista tedesca stava cercando un facchino che le portasse la valigia dal treno, appena giunto dal Brennero, fino alla corriera per Riva; non essendoci, quella mattina, alcun facchino a disposizione, Spagnolli, che a quel tempo era ministro della Marina Mercantile, vista l'anziana signora in difficoltà, l'aveva accompagnata, portandole la grossa valigia, le aveva tornito le informazioni utili per la prosecuzione del viaggio verso il Garda, e dopo essersi presentato, l'aveva salutata cortesemente lasciandola visibilmente sorpresa.
L'ambiente nel quale Spagnolli esprimeva in pieno tutta la sua carica umana, la sua cordialità e simpatia, era quello degli Alpini.
Ogni qual volta riceveva un invito a partecipare ad una manifestazione organizzata dai Gruppi Alpini, egli faceva l'impossibile per non mancare all'appuntamento. Con il suo vecchio cappello di capitano degli Alpini, era sempre là in prima fila fra suoi "veci", sia che si trattasse di assistere alla S. Messa in suffragio dei caduti, sia che si trattasse di festeggiare la costituzione di un nuovo Gruppo Alpini o di partecipare ad una grande sfilata nazionale.
Parlandomi delle sue esperienze giovanili, Spagnolli mi raccontò che avendo prestato il servizio militare come ufficiale degli Alpini, aveva trovato in questo ambiente le migliori condizioni per appagare la sua grande passione per la montagna, tanto la essere stato tentato di intraprendere la carriera militare nel corpo degli Alpini. Ma evidentemente la sua strada era diversa: a Milano, terminato il servizio militare, lo attendevano altri impegni e responsabilità, chiamato da Padre Gemelli, che da profondo conoscitore di uomini qual era, aveva intuito le grandi qualità morali ed intellettuali di Giovanni Spagnolli.
L'esperienza del servizio militare negli Alpini lasciò comunque una traccia profonda nella sua personalità, consolidando e rafforzando quei sentimenti di attaccamento alla montagna che erano già presenti in lui, fin dalla sua prima formazione giovanile. E questo legame con la grande famiglia degli Alpini, basato su una solida concezione di vita in cui la costanza, il senso del dovere, la solidarietà e la fede sono le qualità comuni che uniscono gli uomini della montagna, Spagnolli lo seppe tenere sempre vivo, alimentandolo con quel giovanile entusiasmo che gli consentì, anche ormai anziano di età e fino ai suoi ultimi giorni, di ritrovarsi in allegria con i "veci" e i "bocia", attorno ad un bicchiere di vino, ad intonare un canto e a partecipare alle manifestazioni alpine.
Anche gli ultimi ricordi che conservo di lui sono legati alla montagna e alle cose semplici.
Poche settimane prima della sua morte, Spagnolli; venne a cena a casa mia, assieme a sua moglie Angelina. In quella occasione mi regalò un libro, come era solito fare a Natale ed in altre particolari circostanze, e mi diede anche un bigliettino verde sul quale era stampata una preghiera. Senza prestare particolare attenzione a questo bigliettino che egli aveva infilato nelle prime pagine del libro, lo ringraziai per il dono e mi immersi nella conversazione che con lui era sempre piacevole ed interessante. 
Quella sera Spagnolli conversò a lungo, serenamente, ricordando il tempo passato, le nostre comuni esperienze, i viaggi, gli incarichi ricoperti, le nostre avventure elettorali, le realizzazioni, le persone conosciute... Ricordò anche uno di quegli episodi che egli amava spesso rievocare, di cui eravamo stati protagonisti io e lui.
Durante un'estate degli anni ‘60, mentre lui stava trascorrendo una breve vacanza a Serrada, mi aveva invitato a compiere un'escursione sul Cornetto di Folgaria. Al momento di partire, il cielo nuvoloso minacciava pioggia. Io, timidamente proposi di rinviare la gita, ma lui tagliò corto dicendo: “Quando si è deciso di andare in gita, si parte con qualsiasi tempo!" Ci eravamo quindi incamminati lungo i ripidi sentieri del Cornetto; raggiunta la cima, era cominciato a piovere.
Nel tentativo di evitare, almeno in parte, la pioggia, il tragitto di ritorno l'avevamo compiuto tutto di corsa. Naturalmente eravamo arrivati a casa, in Serrada, bagnati da capo a piedi. Lui che si era divertito come un bambino, raccontava questa impresa con una punta di soddisfazione per la sua ancora buona efficienza fisica e con una certa nostalgia per questo breve ritorno alla natura.
Quando, poco tempo dopo quest'ultimo piacevole incontro conviviale, lo rividi all'ospedale appena colpito d un ictus cerebrale, lui non poteva più parlare. Come mi vide, mi riconobbe; io mi avvicinai ed egli mi strinse forte la mano scuotendola a lungo come se volesse, attraverso quella stretta, comunicarmi qualche cosa; guardando quei suoi occhi azzurri ed espressivi, mi parve volesse ricordarmi, ancora una volta, con nostalgia quella corsa sotto la pioggia, lungo i verdi, ripidi pendii della montagna.
Ritornato a casa dopo questa visita, non riuscivo a dimenticare quel suo ultimo sguardo e quella stretta di mano; cercavo di indovinare che cosa veramente avesse voluto dirmi in quegli ultimi momenti di vita. Cercavo di ricordare le sue ultime parole in occasione della recente visita a casa mia; mi ricordai del libro che mi aveva regalato e che avevo lasciato sul tavolo del mio studio in attesa di poterlo leggere. Lo aprii e trovai subito quel bigliettino verde che ancora oggi conservo. Solo allora lessi il testo della preghiera, scritta da un sacerdote gesuita ma che sembra scritta proprio da lui, da Giovanni Spagnolli, tanto queste parole rappresentano i pensieri e i sentimenti che molte volte ho sentito esprimere dalla sua viva voce:
PREGHIERA PER CHI AMA LA MONTAGNA 
Signore, amo la montagna perché proclama la tua magnificenza. I ghiacciai, le cascate, le immense distese di pini e di fiori annunciano la tua potenza e il tuo amore per noi. Tutto questo, Signore, dà immensa certezza alla mia fede e tanta sicurezza alla mia passione per te.
Amo il minuscolo sentiero che si inerpica fra i dirupi e la tenue pista sul nevaio, perché umili e silenziosi portano in vetta, chiudendo nel segreto lo sforzo di chi è passato prima di me e la dura lotta di chi li ha aperti.
Amo il rifugio che domina dallo strapiombo la valle, perché caldo di ospitalità e amicizia elimina formalismi e prevenzioni, immergendo tutti in un clima di semplicità e di inesprimibile serenità.
Amo la guida che porta alle cime, perché ha il passo uguale e tenace, perché ha la voce dal sapore di roccia e canta sereno nella tormenta.
Come tutto questo, o Signore, ricorda che tu stesso sei "guida", che tu stesso hai tracciato e aperto una via, dove le tue impronte di sangue assicurano il passo e il raggiungimento della cima!
Signore, fa' che io porti con me queste voci dei monti, che mi avvicinano a te. Che io senta vivo il senso di chi cammina con me, come in cordata, dove la stessa sorte ci unisce in un sol corpo, tesi verso I'unica meta. Così sia.
(G. Perico S.J.}
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GIOVANNI SPAGNOLLI E IL CLUB ALPINO ITALIANO
GIANNI PIEROPAN 
Come spiegare la singolare fortuna d'aver costantemente alimentato un asciutto ma scrupoloso diario delle escursioni in montagna, iniziato ancora nel lontano 1927 e giunto fino ai giorni nostri? Ce lo chiediamo con legittimo stupore, consci di esserne gli autori e perciò non celando un certo compiacimento, nel sottolineare quant'esso abbia il potere di suscitare sensazioni altrimenti condannate all'oblio. Mentre attraverso quelle pagine, non importa se ingiallite o vergate con inchiostro stinto, scorre la nostra intera esistenza, provocando una marea incredibile di ricordi, con tutti i loro inevitabili flussi e riflussi.
Così al 13 luglio 1968 troviamo segnalata una giornata buona, non molto calda e altresì piuttosto fortunata: mentre stavamo pazientemente risalendo la Val di Fieno, ecco sopraggiungere quella vecchia ed asmatica carretta con la quale la bravissima Assunta riforniva il Rifugio “gen. A. Papa”, affidato alla sua encomiabile gestione. Nonostante le mille magagne, la consunta “ 1100” ci scodellava senza fatica al cospetto del Pasubio: che noi e Franco, il terzogenito di nemmeno dieci anni, percorrevamo pacificamente nel radioso pomeriggio.
Così giungevamo al Rifugio “Lancia”, dove pernottammo conoscendovi per la prima volta Giovanni Spagnolli, un'autorità del Club Alpino Italiano dell'epoca, molto simpatico ed alla mano, come il diario dice testualmente.
Il giorno dopo s'inaugurava la nuova chiesetta dedicata a S. Romedio, due passi sopra il Rifugio, quindi la mattinata era occupata dalla cerimonia: però il tempo, un po' coperto e nebbioso, non era tale da invogliare a camminare. Subito dopo il pranzo noi partivamo, salendo alla Bocchetta delle Corde, calando a quella dei Foxi e poi caracollando per le interminabili e pur bellissime giravolte della selvaggia Val dei Foxi, che non percorrevamo da molti anni. Da segnalare il numero consistente di biscie, o vipere che fossero, incontrate nel percorso, che avevano dato ad entrambi qualche po' di tremarella. Al fondo del vallone ci attendevano la moglie e altri due figli saliti in macchina, onde risparmiarci il noioso tratto di rotabile fino ad Anghébeni.
Ma non era finita così, perché il 24 luglio 1968 partiva per Roma una lettera nella quale esprimevamo al signor Ministro il piacere vivissimo di averlo potuto conoscere, e per di più in montagna, ringraziandolo per le espressioni usate nei nostri confronti durante le cerimonie di Passo Buole prima e adesso del Rifugio “Lancia”.
“In verità non so se io meriti tanto, ma ciò che posso assicurarle a cuore aperto è che quel che ho fatto e faccio per la montagna, per l'alpinismo e per la storia della Grande Guerra sui nostri monti, è dettato unicamente dalla medesima passione che da quarant'anni e più mi conduce con sempre rinnovato entusiasmo sulle vie dei nostri e degli altri monti”.
E così concludendo: “La prego infine, caro signor Ministro, di ricordarmi in modo particolare ai suoi simpatici figlioli, con la speranza di poterli ancor incontrare sui monti. Nel rinnovarLe la mia gratitudine, la prego di gradire gli auguri più schietti per la sua opera in seno al Governo, che sappiamo sempre ispirata da quei sentimenti che sono comuni alla gente di montagna”.
Molto probabilmente la risposta sicuramente fornitaci da Giovanni Spagnolli si è smarrita nella massa di carte che già in quel tempo puntualmente ci sommergeva, stante il susseguirsi di lunghe e periodiche assenze per impegni professionali.
Volevamo semplicemente spiegare come e in qual modo fossero germinati per entrambi in anni ormai avanzati, allorquando non è facile il cedimento a possibili e magari momentanei entusiasmi, la profonda e affettuosa amicizia che si sarebbe progressivamente irrobustita, fino a divenire una ragione portante della nostra esistenza.
Giovanni Spagnolli consigliere centrale del C.A.I. nella Presidenza Bertinelli
Il senatore Giovanni Spagnolli entrò a far parte del Consiglio Centrale del C.A.I. durante l'Assemblea dei Delegati tenutasi a Bologna l'8 maggio 1960, in sostituzione del senatore Attilio Tissi, recentemente deceduto in un tragico incidente alpinistico. 
La prima riunione si svolse ad Acqui Terme il 25 giugno successivo ed in apertura il Presidente, on. Virginio Bertinelli, interpretando l'animo dei presidenti, porgeva il suo affettuoso benvenuto ai tre nuovi eletti e cioè il senatore Spagnolli di Rovereto, l'avv. Giovannini di Trento e l'avv. Veneziani di Trieste.
In quest'occasione si verificò il primo intervento del senatore Spagnolli sul problema riguardante l'assicurazione e il rimborso spese del soccorso alpino. Trattandosi di un rischio, il Consiglio confermava di escludere il sistema della mutua interna e proponeva di assicurarsi invece presso una Compagnia di Assicurazioni, rimettendo al Comitato di Presidenza le scelte della medesima.
Era altresì curioso rilevare come, nell'analisi della situazione della Collana Guida Monti d'Italia, il Vice Presidente Bozzoli proponesse di varare un volume pressoché ultimato dal consocio Gianni Pieropan. A questo proposito il dott. Saglio manifestava la sua approvazione, perché la zona era molto interessante.
Nel Consiglio Centrale svoltosi il 27 novembre 1960 in Milano, si parlò in particolare della Biblioteca Centrale, che si intendeva trasformare in “Biblioteca Nazionale del C.A.I.” e del Museo della Montagna.
I Consiglieri Negri e Andreis portarono un notevole contributo alla discussione, la quale si concludeva con un intervento del consigliere Spagnolli: egli assicurava il suo interessamento presso il Ministero della Pubblica Istruzione onde ottenere un contributo a favore di questa importante istituzione.
Nella successiva seduta del 5 febbraio 1961, tenutasi a Bologna, nella certezza di interpretare il pensiero del Consiglio, il Presidente ringraziava vivamente il senatore Spagnolli per l'interessamento prestato. Per disposizione del Ministero della Pubblica Istruzione, il 13 gennaio 1961 il prof. Mirabella, intendente alle antichità per la Lombardia , aveva effettuato un sopralluogo al Museo e subito riferito al suo Ministero esprimendo favorevoli apprezzamenti per gli sforzi fatti dal C.A.I. per la sua valorizzazione e prospettando la necessità della sistemazione dei locali, del riordino dei materiali e del funzionamento.
Nell'Assemblea dei Delegati svoltasi a Carrara il 21 maggio 1961, Giovanni Spagnolli venne riconfermato consigliere centrale con 280 voti su 285 votanti.
Il 1° ottobre 1961 si riuniva in Milano il Consiglio Centrale e, in assenza del senatore Spagnolli, venne reso noto, e successivamente pubblicato sulla Rivista Mensile n. 1 e 2/1962, il discorso da lui pronunciato in Senato il 21 giugno 1961, in sede di discussione del bilancio del Ministero del Turismo e dello Spettacolo: ed il conseguente ordine del giorno che, su iniziativa dello stesso Spagnolli, era stato approvato dal Senato della Repubblica. 
Tra l'altro egli aveva detto: “L'apporto che questa benemerita, quasi centenaria Associazione, offre al potenziamento della ricettività turistica è indubbiamente di notevole peso, perché oltre che quantitativo, è un apporto altamente qualificativo. I suoi 400 bivacchi fissi e rifugi, con oltre 13.000 posti letto ad alta e media quota, con una presenza annua di un milione e mezzo di turisti, non sono l'unico mezzo attraverso cui anche il C.A.I. contribuisce al benessere economico del popolo italiano ed all'arricchimento del patrimonio nazionale”.
Inoltre aveva ricordato che il C.A.I., presente dovunque vi siano montagne, espandeva la sua funzione nell'ambito dell'intero territorio nazionale. Una positiva soluzione del problema determinato da questo concorso di accentuato interesse pubblico, non era più sostenibile con i mezzi dei soci di questo libero Sodalizio, ma andava cercata in un suo riordinamento giuridico ed in un concorso dello Stato nelle conseguenti spese.
L'argomento venne ripreso in occasione della riunione del Consiglio Centrale, convocato a Milano il 18 novembre 1961.
Spagnolli confermava le assicurazioni date dal Ministro del Turismo e dello Spettacolo, circa l'accoglimento del progetto di legge nel frattempo allestito e che, su mozione d'ordine del Vice Presidente Chabod, venne esaminato articolo per articolo. Il Presidente Bertinelli chiuse la discussione precisando che il Testo così modificato in base ai suggerimenti del Comitato di Coordinamento lombardo e del consigliere Pascatti, rappresentava quella che doveva essere la base della legge.
Veniva pertanto approvato, a larghissima maggioranza, un ordine del giorno in cui, sentiti i chiarimenti forniti dal Presidente Generale, da Chabod e da Spagnolli, il progettato disegno di legge sull'assetto giuridico del C.A.I. non recava alcun pregiudizio alla libera esplicazione delle attività del Sodalizio, dava mandato alla Presidenza Generale per svolgere urgentemente l'azione opportuna perché il disegno di legge venisse sollecitamente presentato in Parlamento.
Inoltre invitava la stessa Presidenza a sottoporre il testo governativo del disegno di legge alla Commissione Legale centrale, per eventuali ulteriori perfezionamenti raggiungibili in sede parlamentare; nonché a sottoporre all'Assemblea dei Delegati, a legge emanata, le modifiche statutarie strettamente indispensabili in applicazione della legge medesima. 
Dopo altre due riunioni del Consiglio Centrale, in cui si discusse vivacemente dell'assetto giuridico del C.A.I., il 20 maggio 1962 si svolse a Firenze l'Assemblea dei Delegati. Il Presidente Generale avv. Bertinelli ricordò nella sua relazione l'imminente centenario del Sodalizio e in particolare l'assetto giuridico in corso di discussione, intorno al quale non erano mancate polemiche e qualche momento di deplorevole vivacità. L'ansia di trovare il sistema migliore poteva suggerire diverse e contrastanti opinioni, ma quello che feriva era la sottintesa minaccia di possibili secessioni. L'avvenire del C.A.I. doveva prevalere sui divisamenti personali: se la maggioranza dei soci sceglieva consapevolmente una via, ai dissenzienti non rimaneva altra scelta che disciplinatamente seguirli, confidando che la medesima sia stata saggia ed ispirata.
Il giorno antecedente all'Assemblea il Consiglio Centrale si era riunito nella stessa sede, prendendo accordi preventivi in merito alla discussione sulla questione dell'assetto giuridico del C.A.I.: ciò trovò sulla medesima linea tutti i consiglieri presenti. Il Presidente Generale Bertinelli, il Vice Presidente senatore Chabod e il senatore Spagnolli, i quali seguivano direttamente la pratica presso le autorità governative, riconfermarono nel modo più fermo e deciso l'assoluta indipendenza del C.A.I. al quale la emananda legge non avrebbe tolto la figura di associazione di uomini liberi che amano la montagna.
Oltre al solito problema dell'assetto giuridico, il Consiglio Centrale riunitosi a Milano l'11 novembre 1962 discusse anche le modalità organizzative per le imminenti celebrazioni in Roma del centenario del C.A.I., oggetto di una precisa memoria del consigliere Spagnolli. Esse rimanevano affidate ad apposita delegazione composta dal consigliere Datti e affiancata dal Presidente Generale, dal consigliere Spagnolli e dal Presidente della Commissione del Centenario. Dopo aver assicurato la sua collaborazione, il senatore Spagnolli sottolineò l'importanza delle manifestazioni programmate, prospettando l'urgenza di richiedere l'alto patronato del Presidente della Repubblica, di costituire un Comitato d'onore, di ottenere l'emissione di francobolli commemorativi e l'eventuale concessione di stampigliatura postale. Infine propose di prendere contatto con la RAI-TV e di fissare la data della manifestazione romana, ricordando l'opportunità che l'Assemblea dei Delegati si svolgesse in periodo non elettorale e perciò suggerendo la data del 31 marzo 1963.
L'anno del "centenario" si aprì con una riunione del Consiglio Centrale tenuta a Genova il 13 gennaio 1963 e dedicata in gran parte al problema dell'assetto giuridico del C.A.I. Il Presidente Bertinelli comunicò ai presenti che la competente Commissione della Camera aveva approvato in sede legislativa il testo dell'assetto giuridico del C.A.I., già approvato dalla Commissione del Senato e confermato da un telegramma del Ministro Folchi. 
A nome del Consiglio l'ing. Valdo ringraziava quanti si erano interessati in proposito e soprattutto il senatore Spagnolli, il cui interessamento era stato veramente decisivo per il compimento della legge.
Il senatore Chabod ritenne felice il testo della legge e sollecitò il Consiglio Centrale ad esaminarlo in relazione alle modifiche da apportare allo Statuto del C.A.I. segnalando quelle che a suo giudizio apparivano necessarie. Il consigliere Ardenti Morini svolse due ordini di osservazioni, condivisi dal senatore Spagnolli, il quale propose di concludere i lavori entro 15 giorni, onde dar modo ai consiglieri di riunirsi a decidere prima dell'Assemblea di Roma.
Tenuto conto di vari fattori, il Consiglio deliberò di affidare al Comitato di Presidenza, integrato dalla Commissione Legale e con la partecipazione facoltativa del Consiglio, il compito di predisporre il progetto delle modifiche allo Statuto da sottoporre all'Assemblea dei Delegati.
Quindi il consigliere Spagnolli riferiva ottimisticamente sulle pratiche dirette all'emissione del francobollo commemorativo e delle manifestazioni per il centenario, raccomandando di mobilitare stampa e RAI-TV.
Nello stesso numero della Rivista Mensile (n. 5 e 6 - 1963) che riferiva le notizie testé descritte, veniva riportato integralmente il testo della legge 26 gennaio 1963, n. 91, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 55 del 26 febbraio 1963, riguardante il riordinamento del Club Alpino Italiano, in base al quale il Presidente della Repubblica promulgava l'accennata legge.
Come previsto, l'Assemblea dei Delegati si tenne a Roma il 31 marzo 1963, presieduta dall'avv. Bertinelli, il quale innanzitutto ricordò che il C.A.I., con i suoi cento anni di gloriosa storia, poteva essere lieto del suo passato e guardare con serenità al suo avvenire.
Rieletto Vice Presidente con una votazione pressoché plebiscitaria, il senatore Chabod, invitato dal Presidente dell'Assemblea, illustrò le modifiche proposte dalla Commissione Legale, dal Comitato di Presidenza e dal Consiglio Centrale, onde uniformare il vigente Statuto sociale alle disposizioni della recente Legge n. 91 del 26 gennaio 1963, che venivano approvate a grande maggioranza.
Riesce particolarmente interessante rilevare che la Sezione di Brescia, in conclusione dell'Assemblea, presentò la seguente mozione: "...fa voti perché il nuovo Consiglio Centrale provveda con urgenza all'istituzione di una Commissione incaricata di studiare i mezzi atti a promuovere la protezione della Natura Montana".
Naturalmente essa venne approvata all'unanimità. Ma sul fascicolo della Rivista Mensile (n. 7 e 8 -1963) in nostro possesso, si legge la seguente annotazione: "Era tempo, ora vedremo!".
La presidenza Bertinelli dal 1963 al 1965 
Quietatisi vecchi e nuovi clamori intorno alla legge n. 91, concluse le molteplici celebrazioni del Centenario, ed avendo il buon senso di taluni impedito di commettere una sciocchezza quale sarebbe stata quella di far eleggere un piemontese a Presidente Generale, in luogo del lombardo Bertinelli regolarmente in carica, il C.A.I. riprese la sua attività con l'Assemblea dei Delegati tenutasi a Novara il 24 maggio 1964. Nel corso della medesima il senatore Spagnolli venne riconfermato consigliere centrale.
Nella riunione del Consiglio tenutasi a Bolzano l'11 luglio 1964, il Segretario dott. Antoniotti rilevava che il contributo dello Stato legato alla legge n. 91, era destinato a dare maggior impulso alle attività sociali: quindi era necessario predisporre un adeguato piano di utilizzazione, in merito al quale aveva considerato opportuno inviare ai colleghi una relazione scritta, prospettando alcune soluzioni.
Questo era il primo effetto della legge n. 91, con il problema di saper spendere bene il contributo statale, che ammontava infatti a 80 milioni!
Esso venne affrontato a Milano il 18 ottobre 1964 dal Consiglio Centrale allorquando venne alla ribalta che, nel bilancio preventivo del 1965, nonché nella relazione del Comitato di Presidenza sull'utilizzazione del contributo arretrato di legge, erano state diramate notizie anticipate a talune Sezioni tosco-emiliane e liguri. La responsabilità di tale divulgazione se l'assumeva il consigliere Ardenti Merini il cui proposito, secondo il senatore Spagnolli, risultava apprezzabile ma intempestivo, poiché su tali documenti il Consiglio non aveva espresso le sue idee. Ma considerando il problema con una visione produttivistica, riteneva di non fermarsi a vedere l'utilizzazione straordinaria del contributo arretrato, ma che si dovesse fare un programma pluriennale che prendesse in esame tutto l'arco delle esigenze del C.A.I.
In definitiva venne approvato un ordine del giorno a firma Galanti - Spagnolli - Ortelli in cui si affermava che il problema dell'utilizzazione del contributo arretrato di legge e di quello ordinario per un triennio, venisse destinato a mantenere in efficienza rifugi e bivacchi e curare la manutenzione delle attrezzature e dei sentieri ravvisando l'utilità che del problema venissero interessate tutte le Sezioni.
La Commissione Centrale Rifugi doveva proporre il piano di riparto delle somme disponibili, l'epoca e le modalità di erogazione entro il 15 marzo 1965 al Consiglio per la definitiva approvazione.
Si arrivò così al 31 gennaio 1964, quando a Bologna si riunì in Assemblea Straordinaria circa un quarto delle esistenti 239 Sezioni, allo scopo di esaminare il Bilancio preventivo 1965. I presenti vennero informati che il piano di utilizzo dei 120 milioni, indicato sotto la voce "fondi speciali", sarebbe stato sottoposto alla prossima Assemblea del maggio 1965, dopo la raccolta di tutti gli elementi all'uopo indispensabili. Il bilancio preventivo 1965 venne approvato all'unanimità, con gli emendamenti formali proposti da Chabod e Penzo. 
Il giorno precedente, nella medesima sede, si era riunito il Consiglio Centrale, discutendo la comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 23 ottobre 1964, in cui veniva accompagnato il decreto del Presidente della Repubblica, in forza del quale il C.A.I. veniva sottoposto al controllo della Corte dei Conti. La gravità di questo provvedimento preoccupò grandemente i presenti che, su proposta di Ardenti Morini, delegavano l'avv. Giorgio Menoni a presentare ricorso contro il decreto. I membri di diritto dichiararono di astenersi nella votazione di tale deliberato.
Negli incontri successivi del Consiglio Centrale, si discusse ancora a lungo il problema del controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria del Sodalizio. II Vice Presidente Chabod ebbe anche a rilevare che la questione era premurosamente e autorevolmente seguita e appoggiata dal senatore Spagnolli.
Il 16 maggio 1965, in occasione dell'Assemblea dei Delegati svoltasi a Montecatini, il Presidente Generale avv. Virginio Bertinelli dichiarava di non accettare la rielezione, cosicché il senatore avv. Renato Chabod veniva eletto nuovo Presidente Generale del C.A.I.
Il primo triennio del Presidente Chabod
Le riunioni del Consiglio Centrale nei restanti mesi del 1965 presero in considerazione soprattutto le modifiche del Regolamento generale.
Nella riunione svoltasi a Milano il 23 gennaio 1966, il senatore Spagnolli espresse alcune importanti considerazioni circa la prossima Assemblea, insistendo su un'adeguata preparazione cui doveva badare tutto il Consiglio, portando il pensiero solidale della maggioranza ed evitando divisioni personali interne, che avrebbero creato dannosa confusione, mentre la Relazione del Presidente Generale doveva essere confortata da interventi di consiglieri su punti specifici.
Circa la Rivista Mensile , egli osservò che non poteva rispondere a tutte le esigenze e che una diversa impostazione avrebbe suscitato nuovi problemi; mentre la richiesta di un aumento delle quote associative doveva essere sorretta da un'efficace azione diretta a far conoscere i compiti della Sede Centrale. 
Il 29 maggio 1966 si svolse a Bologna l'annuale Assemblea dei Delegati, mentre il Consiglio Centrale si riunì successivamente a Milano il 16 ottobre 1966, per discutervi la relazione Tacchini - Casati Brioschi dedicata alla protezione della natura alpina.
Il Consigliere Spagnolli sostenne l'opportunità che il C.A.I. continuasse in questa azione di difesa della montagna, esplicandola in modo autonomo e in unione ad altri enti che già si occupavano in modo specifico del problema. Poiché egli faceva parte della Commissione per la protezione della natura in seno al Consiglio Nazionale delle Ricerche, la materiale impossibilità di non potersi dedicare contemporaneamente all'attività promossa dal C.A.I., consigliava di sostituirlo col Vice Presidente Datti.
La partecipazione del C.A.I., aggiungeva Chabod, sarebbe stata molto utile perché avrebbe allargato l'interesse alle zone di media e alta montagna. Tuttavia esprimeva anche l'avviso che la protezione del paesaggio alpino dovesse conciliarsi con gli interessi economici e sociali della gente della montagna. Mentre si poteva gridare allo scandalo per una funivia al Cervino, non si doveva impedire lo sfruttamento sci-funiviario del versante nord della Marmolada.
Il balletto dei “distinguo” era dunque già iniziato!
Il Consiglio Centrale si riunì in Milano il 2 aprile 1967 ed il Presidente Chabod annunciò che, in relazione alla richiesta di adeguamento del contributo di legge, il Ministero del Turismo gli aveva annunziato lo schema di decreto-legge che lo portava da 80 a 120 milioni annui.
Il consigliere Spagnoli aveva partecipato al Congresso Geografico Italiano di Roma in rappresentanza della Presidenza del C.A.I.: ne sottolineava l'importanza e raccomandava di essere sempre presenti alle manifestazioni nelle quali fosse possibile portare il contributo del C.A.I.. 
L'Assemblea dei Delegati si svolse a Massa il 21 maggio 1967 e, dopo aver votato le varie relazioni ed alcune modifiche al Regolamento, confermò quale consigliere centrale il senatore Spagnolli. Ma il crescente interesse verso il fondamentale argomento della difesa della natura alpina trovò ampia conferma nel 79° Congresso del C.A.I. svoltosi a Stresa il 3 settembre 1967, in cui l'intervento del senatore Spagnolli suscitò molto interesse e convinte approvazioni, diversamente da qualche altro che l'aveva preceduto, in effetti dimostrando come, su questo scottante argomento, qualcuno avesse già la coda di paglia. Egli si limitava alla sintetica esposizione di alcuni concetti fondamentali, premettendo che la conservazione dell'ambiente montano era un fine che rientrava tra i compiti statutari del C.A.I.; quest'ultimo doveva continuare ad operare intensamente perché in Italia il rispetto della natura divenisse esigenza interiore di una larga parte dei cittadini.
La prima eco di questa presa di posizione si ebbe in occasione della seduta del Consiglio Centrale tenutasi a Torino il 22 ottobre 1967, nel corso della quale si decise di costituire un Gruppo di studio per la protezione della natura alpina. Da questo momento le acque cominciarono a muoversi. La Rivista Mensile (marzo 1968) pubblicò due mozioni presentate per iscritto dalla Sezione di Vicenza in data 30 novembre 1967 ed inviate ai consiglieri, ai presidenti sezionali ed allo stesso Consiglio Centrale, in ordine al problema della salvaguardia della natura alpina. Quest'ultimo rispondeva l'11 febbraio 1968 riconoscendo il diritto di critica ma respingendo il tono della lettera, che però venne condiviso dalle Sezioni trivenete.
In questo clima si pervenne alla riunione del Consiglio Centrale, riunitosi a Firenze il 25 maggio 1968, la vigilia dell'Assemblea dei Delegati, svoltasi il giorno successivo. Su proposta del Presidente Chabod, il Consiglio decise di far propria la mozione sulla protezione della natura alpina presentata dai triveneti: ciò stava a dimostrare che, sia pure con i dovuti temperamenti, l'azione intrapresa innanzitutto dalla Sezione di Vicenza stava ottenendo i suoi frutti.
Durante la successiva Assemblea il senatore Chabod venne riconfermato per un altro triennio quale Presidente Generale. Nella parte conclusiva della Relazione presentata ai delegati, largo spazio veniva riservato al problema "II C.A.I. e la Protezione della natura alpina", suscitando numerosi e spesso accesi interventi. L'ordine del giorno delle Sezioni trivenete, salvo alcune marginali limature, in definitiva veniva tradotto in mozione, approvata all'unanimità.
4. Il secondo triennio del Presidente Chabod
Preceduta da numerose riunioni del Consiglio Centrale, l'Assemblea venne convocata il 25 maggio 1969 a Bergamo, preceduta il giorno innanzi da una seduta preparatoria del Consiglio medesimo.
Nel corso di essa vennero a galla, in termini di salvaguardia della natura alpina, la discussa strada Obra - Campogrosso nel comune di Vallarsa, alla quale si era opposto il Comitato triveneto della neo-costituita Commissione Centrale per la protezione della natura alpina. L'opposizione, si affermava, era stata superata durante una riunione svoltasi a Rovereto e, poiché la realizzazione della rotabile era in via di completamento, si auspicava la salvaguardia degli elementi paesaggistici naturali. Da allora sono passati vent'anni e l'ancora incompiuta strada rimane a testimoniare non soltanto la sua inutilità, ma soprattutto il danno incolmabile inferto alla montagna.
Nella circostanza il Consiglio, cui non era presente il senatore Spagnolli per impegni parlamentari, sottolineò i compiti e le competenze del C.A.I. in base ai principi affermati nella mozione di Firenze di un anno prima. Perciò le competenze della Commissione rimanevano a livello di organo di studio, di informazione e di consulenza, ferma restando la competenza degli organi deliberanti del Sodalizio.
Nell'Assemblea del giorno 26 maggio 1969, venne presentata per la prima volta la relazione stesa dall'appena costituita Commissione Centrale per la protezione della natura alpina, presieduta dal consigliere Tacchini. Egli accennava ai molti contatti avuti, confermando di non aver ancora prospettato i suoi pareri al Consiglio, assicurando di aver avviato un censimento delle zone e località di alto valore sociale, quale primo passo per l'attuazione di tali finalità. Presentava quindi una scheda di censimento affidata a quanti riconoscevano nella montagna un mezzo irrinunciabile di elevazione civile e morale. 
Il 5 e 6 luglio 1969 il Consiglio Centrale si riunì a Novara e, dopo aver accennato ad alcune modifiche dello Statuto sociale, il problema della salvaguardia della natura alpina tenne nuovamente banco, con i problemi suscitati dall'Adamello e dalle funivie del M. Rosa. Quindi venne approvato un ordine del giorno di recisa opposizione alla ulteriore realizzazione di vie ferrate o attrezzate per l'accesso ad una vetta od il percorso di una parete o cresta; così come l'attrezzatura di accesso a rifugi e bivacchi, o per il loro collegamento, doveva essere sottoposta alla preventiva approvazione del Consiglio Centrale. Purtroppo questo proposito verrà successivamente disatteso.
Il senatore Spagnolli illustrò infine le proposte di una "legge-quadro" per la protezione della natura alpina. Il consigliere Ceriana venne incaricato, assieme all'apposita Commissione ed a quella Legale della redazione del progetto di legge.
Nella riunione svoltasi a Bordighera il 6 settembre 1969, il consigliere Ceriana illustrò brevemente i principi informativi della "legge-quadro", nonché i motivi ispiratori della ristrutturazione proposta per il Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Quindi il consigliere Coen lamentò la sistematica esclusione del C.A.I. da numerose commissioni istituite per la protezione delle zone alpine. A questo punto il Presidente Chabod ritenne opportuno approfondire la questione assieme al senatore Spagnolli, che aveva allo studio il progetto della "legge-quadro".
Il Consiglio Centrale si riunì nuovamente a Milano il 24 e 25 gennaio 1970, soffermandosi sul previsto aumento delle quote sociali.
Il consigliere Spagnolli illustrò ampiamente l'iniziativa di legge per il raddoppio del contributo statale, attorno al quale si nutrirono fondate speranze.
Tuttavia si diceva favorevole ad un aumento delle quote sociali, a fronte della sensibile svalutazione monetaria. Altri si dimostrarono preoccupati delle conseguenze negative di tale aumento: Spagnolli li invitò ad approfondire il problema, ma ritenne che l'alto sentimento che legava i soci del C.A.I., giustificava lo sforzo che doveva essere dimostrato allo scopo di ottenere un più sostanzioso contributo statale. 
Preceduta dalla consueta riunione del Consiglio Centrale, l'Assemblea dei Delegati veniva convocata a Verona il 24 maggio 1970. Al termine di essa il senatore Spagnolli venne riconfermato consigliere centrale.
Dal lunghissimo verbale steso nella circostanza, il Presidente Generale Chabod sottolineò che la settimana precedente il Senato aveva approvato il disegno di legge di iniziativa del senatore Spagnolli e di altri, sul raddoppio del contributo statale al C.A.I. Egli infatti era riuscito a far passare il disegno dicendo: "...badate bene, non si tratta, come spesso avviene, di gente che chiede senza nulla dare, ma di gente che da anch'essa, di gente che ha già dato nel 1966 aumentando la quota associativa, di gente che sta discutendo un ulteriore aumento".
Sul problema della natura alpina un intervento del vicentino Framarin fece il punto su una singolare questione, in cui era coinvolto anche lo scomparso consigliere Tacchini: egli concluse osservando che nulla potrà mai essere fatto o detto se già non approvato dall'organo superiore, e cioè il Consiglio Centrale. Si potranno fare, al massimo, delle ottime dichiarazioni ma non si raggiungerà alcun risultato concreto.
Il senatore Spagnolli si disse amareggiato dell'andamento di quell'Assemblea, suggerendo la necessità di un piccolo sforzo per legittimare il nuovo intervento statale e per sostenerlo con maggiore fondatezza alla Camera dei Deputati. Riferì poi di aver presentato altri disegni di legge, come quello sul Parco delle Dolomiti bellunesi e quello sulla "legge-quadro" per l'istituzione di parchi nazionali, delle zone protette e di altri. In ultimo la Relazione del Presidente venne largamente approvata, mentre il bilancio di previsione, con gli aumenti delle quote sociali, fu approvato con 284 voti favorevoli e 184 contrari.
Dopo altre riunioni verificatesi nel corso dell'anno, il 16 maggio 1971 si svolse ad Asti l'Assembla dei Delegati, presieduta dall'avv. Chabod, che in tal modo giungeva alla conclusione del suo incarico. 
Al termine della votazione il senatore Giovanni Spagnolli venne eletto Presidente Generale de C.A.I. con 431 voti su 446 votanti.
Sulla relazione presentata dal Presidente Chabod, e approvata a grande maggioranza, si verificò un circostanziato intervento del socio Framarin della Sezione di Vicenza e Direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Non mancò - nella risposta - una certa vena polemica, in questa come in altre analoghe circostanze, che del resto era del carattere medesimo del personaggio e da lui stesso riconosciuta: ciò che nulla toglieva alla sua figura di grande alpinista e di storica figura rappresentativa dell'alpinismo italiano. |
Giovanni Spagnolli, Presidente del CAI
Gianni Pieropan 
"Sa il Cielo come vorrei essere più frequentemente in grado di allontanarmi dalla città per percorrere i nostri sentieri, ammirare dall'alto gli ampi orizzonti, fermarmi ai rifugi o alle malghe per ritrovarmi sereno e felice nella libertà della natura e delle cose semplici delle quali, in definitiva, l'uomo ha più bisogno. E perciò il sacrificio che devo fare — dovendo attendere come posso al servizio della comunità —mi fa sentire ancora più ammirevole (con un po' d'invidia!) quanto voi scrivete narrando la vostra impresa, ricordando uomini e fatti, conquiste e disfatte, in definitiva esaltando l'Alpe come fonte di giovinezza perenne.
"Alcune cose ho detto ed ho scritto che mi pare debbano caratterizzare sempre più il nostro caro Sodalizio: le difese della natura, l'avvio dei giovani con la parola e con l'esempio a sentire ed apprezzare a vivere la nostra passione, perché è una passione ricca e feconda che serve a formare e conservare i caratteri per superare anche le difficoltà della vita, oltre a quelle del monte.
"E poiché voi volete bene alla natura e la volete difendere — nel suo incanto e nel suo equilibrio, nelle sue varie forme di vita, la flora e la fauna — vi esorto a continuare anche per il bene di coloro che non credono a tutto questo o sono indifferenti... "
Con queste ed altre parole non meno nobili il nuovo Presidente Generale del C.A.I. si indirizzò agli alpinisti triveneti sulla Rassegna "Le Alpi Venete" 1971, n. 2, loro organo ufficiale, confermando così da quali intendimenti fosse caratterizzata la sua funzione, specie laddove, individuando perfettamente le almeno tre anime su cui anche oggigiorno si muove il C.A.I., chiaramente anticipava gli avvenimenti futuri.
Dopo Paolo Lioy, illustre naturalista e alpinista vicentino, Giovanni Spagnolli era fin allora l'unico esponente triveneto salito al vertice del club Alpino Italiano.
Sotto la sua presidenza il Consiglio Centrale si riunì in Milano il 19 giugno 1971. Rivolto un particolare ed affettuoso saluto al senatore Chabod, il neoeletto Presidente sottolineò che le modifiche costituzionali della Nazione, con l'avvento delle regioni a statuto ordinario, imponevano la necessità di studiare il da farsi anche per il C.A.I. Ad esempio il Comitato di Presidenza, doveva avviarsi ad assumere il ruolo che negli enti in genere spettava ai comitati esecutivi. Quello che contava era che il Sodalizio fosse vivo e adeguato nella sua struttura organizzativa per adempiere ai suoi compiti in una società rinnovantesi col decorso del tempo. Avvertiva quindi che, nell'ordine di tali idee, riteneva doveroso tenere tutti i contatti possibili anche con la periferia, promuovendo incontri con altri enti analoghi e con i Club Alpini esteri.
Successivamente il Consiglio Centrale si riunì a Trento il 18 settembre 1971 ed il Presidente Spagnolli riferì sui contatti avuti col T.C.I, con l'A.N.A., col Capo di S.M. della Difesa, con reparti alpini in armi ed espresse il proprio convincimento sulla necessità di proseguire questi contatti con l'Aeronautica e la Scuola Militare Alpina di Aosta
Quindi richiamò l'attenzione sulla riforma strutturale per adeguare il Sodalizio sul piano regionalistico; sull'argomento dei Rifugi della Sede Centrale per adeguarli alle attuali esigenze; sulla necessità di prendere una decisione circa il proseguimento della causa intentata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri circa il controllo della Corte dei Conti; sulla necessità di un intervento per sostenere i lavori per il Museo della Montagna. Ricordò infine l'avvio della riforma statutaria investendone la Commissione Legale. Si era incontrato con Mario Fantin per concretare la cessione del C.I.S.D.A.E., in attesa di approfondire con maggior cognizione le decisioni da prendere. 
Una settimana dopo, cioè il 25 settembre 1971 si riunì in Milano la Commissione Centrale per la Protezione della Natura Alpina. Paolo Consiglio informò di un colloquio intervenuto col Presidente Spagnolli, il quale aveva dichiarato che il C.A.I. doveva agire seriamente e costruttivamente per la salvaguardia dell'ambiente montano. Ciò non doveva riguardare soltanto le montagne con i loro valori paesaggistici e alpinistici, ma anche i problemi minori, esprimendo l'opportunità di contatti e azioni comuni con enti e persone interessate ai medesimi problemi.
Di quel primo periodo di presidenza giovi ricordare lo scritto di apertura, apparso sulla Rivista Mensile di aprile 1972, in cui Giovanni Spagnolli celebrava il centenario del Corpo degli Alpini, ricordando che il C.A.I. ascriveva a suo grande onore e merito il fatto che proprio un suo consocio, cent anni prima, avesse ideato il Corpo degli Alpini e che un altro consocio - il gen. Ricotti Magnani – ne avesse approvato l'istituzione.
Intanto andavano succedendosi sulla Rivista Mensile le proposte provenienti da Sezioni e Soci per la prevista riforma statutaria.
Il 27 novembre 1971 si tenne in Milano una riunione del Consiglio Centrale ed il Presidente Spagnolli sottolineò l'importanza del 1° Convegno nazionale guide e portatori. Quindi avvertì che il Senato aveva approvato un aumento di 150 milioni a favore del Parco Nazionale del Gran Paradiso ed infine che sembrava imminente l'approvazione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
La ripresa della Collana Guida Monti d'Italia era confermata dalla pubblicazione del volume Alpi Pennine 1°, dovuto a Gino Buscaini, mentre Paolo Consiglio riferiva sull'imponente mole di lavoro cui era sottoposta la Commissione Centrale per la protezione della natura alpina. 
Il 19 febbraio 1972 il Consiglio Centrale si riunì a Milano ed il Presidente Spagnolli rendeva noto che l'avv. Menoni aveva informato in via ufficiosa l'accoglimento da parte del Consiglio di Stato del ricorso del C.A.I. avverso al controllo della Corte dei Conti. Quindi dava notizia del decreto che trasferiva le competenze in materia di turismo dallo Stato alle Regioni, tra cui ve n'erano due che riguardavano direttamente il C.A.I. e quindi c'era la necessità di adottare immediate decisioni.
Riferendosi infine alla già nota relazione “Consiglio”, poneva in evidenza come la protezione della natura alpina fosse uno degli argomenti principe del momento, sostenuto da tutto un fervore di iniziative, ravvisando la necessità che la relazione stessa venisse pubblicata sulla Rivista Mensile.
In anticipo rispetto all'Assembla dei Delegati, si riunì in Savona il 20 maggio 1972 il Consiglio Centrale sotto la presidenza del senatore Spagnolli, il quale giustificò una sua precedente assenza causa i gravosi impegni a livello politico. Confermò il proprio compiacimento per la sentenza che sanciva l'autonomia dei bilanci delle Sezioni, oltre che sulla Sede Centrale, sulla quale peraltro restava il controllo diretto dei membri di diritto del Consiglio Centrale.
Quindi introdusse un'ampia relazione della Commissione Centrale Alpinismo giovanile, esponendo la necessità che venisse inserita nella più vasta prospettiva dei compiti di fondo del C.A.I.
Nell'Assemblea svoltasi il giorno dopo, il Presidente illustrò l'annuale relazione, dalla quale stralciamo i seguenti brani.
"Unica condizione ho posto per affrontare obiettivamente i gravi problemi che la necessità di mantenere fresca e vitale la nostra ultra-centenaria Associazione nelle sue iniziative educative, tecniche, scientifiche oltre che umanitarie ci impone, che mi fosse consentito il tempo di un anno da dedicare all'approfondimento della conoscenza degli uomini e dei problemi.
"Segno primo della vitalità di un organismo è la capacità di adeguarsi alle esigenze mutevoli che il tempo, e soprattutto l'ambiente in cui si opera, impongono. Non possono essere quindi ignorate le modifiche costituzionali ed istituzionali sul piano statuale con l'avvento delle Regioni a statuto ordinario, per quanto riguarda in particolare il trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni in materia di turismo. 
"È necessario pertanto precorrere tali orientamenti ricorrendo intanto ad ulteriori revisioni di quello Statuto che, giusto un anno fa, veniva approvato in seduta straordinaria assembleare.
"Compiti essenziali, ritengo siano quelli delle difese della natura e per noi in particolare dell'Alpe, che costituisce invidiato motivo di orgoglio per la nostra Patria, con le sue risorse paesaggistiche, di flora e di fauna; ma è nostro dovere che questa giusta invidia non si trasformi in altrettanto giustificato biasimo; il che avverrebbe se non sapessimo mantenere intatto l'insostituibile patrimonio dell'ambiente montano che ci è stato affidato dai nostri padri e che noi abbiamo il ben preciso obbligo di trasmettere ai nostri figli e nipoti.
"Ma non vi saranno mozioni, e nemmeno leggi che da sole varranno a salvaguardare la natura alpina se prima non saranno guidati i giovani che sono i responsabili del domani al nostro posto, all'amore per la montagna ed al rispetto della natura e delle leggi protezionistiche".
Nelle successive riunioni il tema dei giovani e della montagna venne lungamente discusso, giungendo alla creazione di un apposito comitato di lavoro.
Il 25 febbraio 1973 il Consiglio Centrale venne convocato a Milano ed il Presidente Spagnolli espose il proprio pensiero sugli indirizzi generali per l'attività del Sodalizio, invitando i colleghi a voler approfondire l'esposizione. Quindi vennero esaminati i primi 14 articoli del nuovo statuto in corso di elaborazione.
II Vice Presidente Zecchinelli fece constatare che, sul problema "I giovani e la montagna", il documento riassuntivo non era ancora a sua disposizione: il Presidente lo pregava di affrontarlo entro maggio, così da giungere ad azioni concrete sin dal successivo anno scolastico.
Molto lucido e denso di proposte il discorso del senatore Spagnolli in occasione dell'Assemblea dei Delegati convocata in Milano il 27 maggio 1973.
Egli ricordò innanzitutto il centenario della Società Alpinisti Tridentini che, "...nello spirito dei 27 soci fondatori avrebbe dovuto essere una Sezione del C.A.I, cui non poteva appartenere, perché il Trentino allora faceva parte dell'impero austroungarico. Così la S.A .T. assumeva anche un significato di affermazione della nazionalità italiana delle genti trentine". 
Passando ad altri problemi, il Presidente confermò che isolarsi vuol dire danneggiarsi, mentre il C.A.I. aveva bisogno di essere circondato da una stima e da un apprezzamento sempre più larghi. Per questo aveva sollecitato e portato avanti incontri con le pubbliche autorità, con lo Stato Maggiore e gli organi della difesa. Erano compiuti i lavori murari di rinnovamento intrapresi al Museo della Montagna, altri nei complessi immobiliari del Pordoi e alla Fedaia e finalmente reperiti nel bilancio i fondi destinati all'assorbimento del C.I.S.D.A.E.
Quindi insisteva sulla necessità di istituzionalizzare gli organi regionali già presenti nel numero di cinque, mentre il Consiglio Centrale potrà già offrire alla prossima Assemblea quel che ha accettato e quel che ha respinto in ordine a tutto il complesso delle Carte istituzionali.
La Commissione Centrale per la protezione della natura alpina aveva svolto interventi a salvaguardia di zone montuose, compilato studi e operazioni promozionali e legislative.
Infine egli si accingeva, confortato dal parere del Consiglio Centrale, a far presente al Parlamento e al governo la necessità di un ulteriore aumento del contributo statale, col significativo appoggio di un aumento della quota sociale limitato ai soci ordinari, "onde dimostrare che se da un lato chiediamo, dall'altro affrontiamo personalmente un sacrificio doveroso per il decoro del Sodalizio". Concludeva osservando che "se le premesse sono valide e se la Ia metodologia applicata per il triennio che si compirà nel 1974 verrà attuata evitando ogni dispersione di forze in questioni marginali, allora non mancheranno i buoni frutti, quale positiva ricompensa del nostro impegno e dei conseguenti sacrifici".
Dopo numerose riunioni, il 16 febbraio 1974 il Consiglio Centrale si riunì a Trento sotto la presidenza del senatore Spagnolli, il quale ravvisò la necessità di concludere le controversie sorte in alcune Sezioni, da cui nasceva discredito per il Sodalizio e che impedivano la discussione di problemi ben più importanti.
L'Assemblea dei Delegati venne convocata a Lecco il 26 maggio 1974, assente il Presidente Spagnolli la cui relazione, già pubblicata sulla Rivista Mensile, fu esposta da altri. Giunto al termine del mandato triennale, egli illustrava e completava la visione d'assieme sulle attività che avevano costituito l'impulso sostanziale impresso dalla Sede Centrale alla vita del C.A.I. Quindi con spirito di servizio nei suoi confronti, parlava degli ideali che lo animavano, onde approfondire in un obiettivo esame quel che si era fatto e quello che non si era fatto, ciò che aveva reso possibile il raggiungimento di talune mete o impedito il raggiungimento di altre. 
Assumendo la presidenza tre anni prima, aveva sentito il dovere di conoscere adeguatamente i problemi connessi alla vita sociale, nonché quelli degli uomini che, scorrendo dalla base ai vertici, indirizzavano e reggevano il sodalizio. Tramite incontri e consultazioni ad ogni livello, aveva così il modo di comporre con ordine di priorità e urgenza, le esigenze e gli strumenti atti a risolverli di cui disponevamo.
Rievocava il trasferimento di competenza iniziato con le Regioni e quindi la riforma in atto dello Statuto, come pure era necessario rinnovare l'immagine dell'ultracentenario Sodalizio nei confronti della pubblica opinione, con l'esigenza di nuove strutture a livello esecutivo che affiancassero l'opera svolta dai preposti organi elettivi.
Ricordava quindi i rinnovati rapporti instaurati col Ministro della Difesa, i nuovi accordi col T.C.I. per la pubblicazione della Guida Monti d'Italia, con le pubblicazioni di vario genere; e infine operando, conforme le indicazioni assembleari, in difesa della natura alpina. Da ciò era nato un preciso impegno, con interventi specifici e rapporti intensi con altri organi protezionistici, purtroppo rallentato dalla scomparsa di Paolo Consiglio, già Presidente della Commissione Centrale.
L'evolversi incalzante delle strutture sociali, col mutamento dei costumi e delle abitudini della comunità, aveva imposto al Sodalizio una verifica della validità istitutiva. Il miglioramento del tenore di vita ed il parallelo aumento del tempo libero avevano reso possibile l'accesso alla montagna di un numero crescente di persone. Non vi era dubbio che questo avvicinamento in massa ai monti, era determinato da una componente prioritaria scaturita dal desiderio di evadere dagli ambienti chiusi per ritrovare spazi più sereni e ampi, che le montagne magistralmente simboleggiavano.
Si doveva dunque, per un Sodalizio come il C.A.I, cercare un miglioramento della condizione spirituale dell'uomo, individuando nei monti il luogo dove meglio si potevano confrontare le sue capacità morali e materiali. "Non potevamo fare a meno di prendere atto che la nostra azione doveva essere duplice, intesa da un lato alla preparazione culturale e tecnica e dall'altro alla conservazione dell'ambiente naturale". A questo punto l'azione educativa non poteva essere una cristallizzazione di determinati valori legati unicamente alle tradizioni, ma doveva essere un'opera di sensibilizzazione della coscienza individuale e sociale ai valori che la montagna possedeva in chiave storica e nel divenire civile.
Tuttavia era evidente che, dovendo assumere decisioni sostanziali per l'immediato futuro del Sodalizio, queste dovevano essere prese in perfetta concordia, affinché domani ciascuno fosse pronto a sostenere la propria parte di sacrificio, in ciò confortati dalla convinzione e dalla consapevolezza del ruolo svolto dal C.A.I. nella Società. 
Al termine della lettura e della relativa discussione, Giovanni Spagnolli venne rieletto per un altro triennio Presidente Generale del C.A.I. con 477 voti su 494 voti validi.
Il secondo triennio del Presidente Giovanni Spagnolli
II Consiglio Centrale si riunì ad Auronzo il 6 luglio 1974 e il 7 settembre 1974 a Udine. Entrambe le sedute si svolsero sotto la presidenza del senatore Spagnolli col quale il consigliere Fossati Bellani si rallegrò per la conduzione e l'esito del Convegno "L'Avvenire delle Alpi" in precedenza svoltosi a Trento. Nel suo discorso introduttivo, quale Presidente del Senato, del C.A.I. e del Convegno, Spagnolli aveva tracciato realisticamente il quadro di disordine e di saccheggio in cui versava l'intero ambiente naturale mondiale, soggiungendo che "...anche le Alpi, da sempre serbatoio della natura, si stanno esaurendo".
Nella mozione finale il Convegno, dopo aver formulato ben 99 proposizioni, aveva elaborato una mozione su tre casi circostanziati ed esemplari che investivano più o meno tutte le regioni alpine: le strade di montagna, gli autoveicoli detti "fuoristrada" e infine gli impianti di risalita. Mentre tre casi concreti riguardavano l'istituzione del Parco delle Dolomiti Bellunesi, l'uccellagione in Lombardia Friuli-Venezia Giulia e l'autostrada Venezia-Monaco di Baviera.
Il Consiglio Centrale decise a maggioranza il rilevamento della testata de Lo Scarpone, riprendendone la pubblicazione sotto l'egida del C.A.I.
Dopo l'approvazione del nuovo Statuto avvenuta nella seduta del Consiglio Centrale del 18 febbraio 1975 a Milano, venne convocata a Roma l'Assemblea straordinaria dei Delegati per l'approvazione del nuovo Statuto sociale. Scriveva in proposito Toni Ortelli sulla Rivista Mensile 1975 n. 1, che già fin dal principio il Presidente Spagnolli vagheggiava l'idea di un rinnovamento delle strutture sociali, per cui non vi fu neppure la necessità di convincerlo che il loro aggiornamento consisteva su una coraggiosa riforma dello Statuto.
Infatti i punti principali erano sei: l'impegno istituzionale di difendere l'ambiente naturale della montagna; il riconoscimento dei Convegni inter-regionali o regionali; l'elezione del Consiglio Centrale da parte dei Convegni; il ridimensionamento del Consiglio Centrale; la rotazione delle cariche dopo sei anni; l'istituzione del Collegio dei Probiviri.
Regolarmente approvata a maggioranza, tramite la Rivista Mensile 1976 n. 1, la nuova Carta istituzionale venne diramata a tutti i soci.
L'Assemblea Ordinaria si svolse invece il 25 maggio 1975 a Bologna, presieduta dal senatore Spagnolli, il quale espose la relazione sull'attività annuale, avvertendo il vastissimo impegno derivante dalla soluzione del problema dell'aggiornamento sia strutturale che amministrativo dell'istituzione.
L'operato della Sede Centrale tuttavia non si era limitato al riesame delle carte statutarie, ma aveva portato avanti nel contempo tutti gli scopi precipui del Sodalizio fra i quali il Convegno internazionale “L'Avvenire delle Alpi". Esso aveva costituito un avvio di collaborazione tra le associazioni protezionistiche nazionali e dei paesi confinanti, onde conservare l'ambiente alpino, circa il quale ribadiva essere un compito fondamentale del Sodalizio. 
Le maggiori incombenze esigevano altresì impegni finanziari crescenti ed infatti era giunta l'approvazione della legge che portava il contributo statale da 160 a 250 milioni annui. Tuttavia sarebbe stato illogico arguirne che ciò portasse alla soluzione di tutti i problemi di bilancio, visto che erano state intraprese iniziative come il rilevamento della testata de' Lo Scarpone, così ridando vita ad un periodico che svolgeva un'importante funzione informativa nel campo della montagna.
Non erano mancati riconoscimenti alla vasta azione promozionale i quali dimostravano che i nostri sforzi avevano una vasta eco nell'opinione pubblica. Era stato altresì evitato il rischio connesso alla soppressione degli enti ritenuti inutili: con un'assidua opera di convinzione sulle autorità di governo evitando il rischio e così liberandosi di tutte le preoccupazioni nutrite al riguardo.
"Avevamo un immenso patrimonio morale, civile e patriottico da proteggere e tramandare: quale testimonianza di tutto ciò era la volontarietà della nostra dedizione, la quale destava in tutti quell'ammirazione che ci rendeva portatori di ideali veramente degni di essere serviti e vissuti".
Veniva in ultimo sottoposto a votazione il nuovo Statuto del C.A.I. già approvato in prima lettura all'Assemblea di Como del 9 marzo 1975, onde procedere all'approvazione definitiva, ottenuta a grande maggioranza senza apportarvi alcun emendamento.
Il 12 luglio 1975 il Consiglio Centrale si riunì al Passo del Pordoi sotto la presidenza del senatore Spagnolli, il quale dava notizia del rientro della spedizione al Lhotse, ringraziando Cassin per la prudenza e la saggezza con cui aveva diretto la spedizione.
Altre riunioni nel corso dell'anno vennero tenute a Catania e Milano. Da segnalare la seduta di Firenze del 5 giugno 1976, nel corso della quale il Presidente informò i presenti di essersi recato nelle zone del Friuli colpite dal terremoto.
Il giorno dopo, 6 giugno 1976, sempre a Firenze si tenne l'Assemblea dei Delegati.
Anziché soffermarci sulla relazione del Presidente, per quanto grandemente meritevole, ci sembra opportuno esporre una sintesi dello scritto con cui egli rispose, sulla Rivista Mensile di novembre-dicembre 1976, ad un articolo apparso sul settimanale Panorama n. 547 del 14 settembre 1976.
Spagnolli scriveva che quell'articolo conteneva cose giuste ed altre che gli sembravano errate, pur essendo steso garbatamente, e aveva il merito di agitare problemi alpinistici. Dove però usciva dal seminato era nello stelloncino, quale tipico esempio di disinformazione con conseguente falsificazione della verità, tanto da sembrare dovuto ad una mano diversa dal precedente. Vi si affermava che l'opinione comune considerava il C.A.I. come uno dei tanti enti inutili e che i soldi versati dallo Stato in base alla legge n 91, venivano usati per cerimonie e pubblicazioni di rappresentanza, mentre le Sezioni rette a carattere volontaristico, erano abbandonate a se stesse: ed intanto rifugi e sentieri andavano in malora. Persino il famoso scalatore Cesare Maestri aveva paragonato il C.A.I. al "...vecchio nonno arteriosclerotico. Gli si vuoi bene anche se fa danno”. 
In verità non erano 80, ma 250 i milioni versati dallo Stato e non una lira dei medesimi veniva adoperata nel senso indicato da Panorama : bastava sbattere sotto il naso dell'articolista il bilancio del 1975 per constatare com'esso fosse devoluto ai compiti istituzionali del C.A.I. La verità era che le attività rischiavano di scoppiare per eccesso di lavoro, diretto com'era da volontari e appassionati.
Altro che ente inutile!
Ma una contemporanea risposta, senza che i rispettivi compilatori avessero modo di interpellarsi preventivamente, veniva contemporaneamente da altra fonte e con le medesime conclusioni, sulla Rassegna Le Alpi Venete del Natale 1976.
Ma di quel 1976 vorremmo ricordare, a titolo strettamente personale, la settimanale telefonata presso l'azienda in cui da quasi cinquant'anni lavoravamo, che aveva il potere di mettere in agitazione il personale addetto. Era uno sprone continuo, estremamente persuasivo ed altrettanto affettuoso verso il completamento della Guida delle Piccole Dolomiti e Pasubio da lui appassionatamente sostenuta.
Finalmente agli inizi dell'autunno potevamo dargli la lieta notizia che il testo dattiloscritto era già a Milano e che a giorni avremmo recapitato agli uffici del T.C.I. gli schizzi illustrativi disegnati da Franco Brunello, le foto e le sudatissime cartine topografiche. Adesso poteva pensare alla presentazione dell'opera, che ovviamente sarebbe spettata a lui.
La gente che stava lì accanto si sorprendeva, in un certo senso a giusta ragione, che sul filo del telefono corresse confidenziale il "tu". Forse attaccati alle nostre tradizioni, in genere lo adottavamo sempre con un riguardo che le giovani generazioni non conoscevano. In verità l'affettuosa consuetudine era scaturita a Roma in un primo incontro al Senato, dove Giovanni Spagnoli era impegnato, in quel periodo delle nostre vicende politiche, in un compito che la stampa aveva definito col termine "esplorativo". 
Ligi al nostro congenito rispetto degli orari stabiliti, ci avevano fatto accomodare nell'anticamera del Presidente un po' prima dell'appuntamento fissato alle ore 13: giusto in quel momento egli si era affacciato all'uscio accompagnando e salutandovi una signora, quindi facendoci un evidente segno d'intesa e subito rientrando nello studio. Pressappoco nello stesso momento, trovandoci in posizione favorevole, potevamo osservare il corridoio d'entrata all'anticamera, in fondo al quale c'era un ascensore che, aprendosi, lasciava il passo ad un notissimo personaggio politico. Entrando di qui in una porticina aperta sull'opposto versante dello studio del Presidente, vi permaneva per una buona oretta, al termine della quale la scena porticina-corridoio-ascensore si ripeteva integralmente, mentre dalla porta principale Giovanni Spagnolli ci veniva incontro sorridente e sereno, quasi scusandosi per l'inatteso ritardo cui era stato costretto.
Prendendoci sottobraccio, ed in perfetto dialetto nostrano, ci chiedeva se per caso avessimo compreso la causa del contrattempo: "Figurati, era Fanfani!".
Sullo scorcio del 1976 e nei primi mesi dell'anno successivo il Consiglio Centrale si riunì altre cinque volte.
Da segnalare la riunione tenutasi a Forti il 4 giugno 1977, dove l'ex Presidente Generale avv. Chabod richiamò l'attenzione sulla necessità di una nuova legge che sancisse l'unità nazionale del Sodalizio, svincolata dalle competenze regionali, ribadendo il principio che "...il C.A.I. si occupa di alpinismo e non di turismo".
Il Senatore Spagnolli fece presente che, alla luce della precedente legislazione, la Commissione Legale doveva predisporre un apposito studio; circa le motivazioni, era del parere che il legislatore badasse maggiormente all'aspetto culturale dell'opera del C.A.I., che a quello alpinistico in senso stretto.
Il giorno successivo, 5 giugno 1977, sempre a Forlì si svolse l'Assemblea dei Delegati. Al termine della sua relazione, il Presidente Generale Spagnolli nel ricordare che era scaduto il suo secondo mandato, soggiungeva d'aver indicato ed evidenziato i più urgenti problemi che il Sodalizio doveva affrontare, senza nascondere le difficoltà in atto ed in prospettiva. La vita fluiva e quello che era il presente domani sarebbe stato il passato, quindi era necessario agire per mantenersi all'altezza dei compiti che attendevano tutti.
Due vie si aprivano davanti - egli precisava – ed era necessario che l'Assemblea esprimesse il proprio intendimento onde evitare recriminazioni o sterili polemiche dannose alle funzioni e all'immagine del C.A.I. Si trattava dunque di mantenere l'attuale linea di apertura ad ampie aree di attività, oppure limitarsi a svolgere le attività tradizionali interne, chiudendosi agli sviluppi di pubblico interesse e venendo meno al mandato conferito dalla Legge n. 91 formalmente, e solo formalmente, ribadito dalla Legge n. 70 del 1975.
D'altro lato si doveva prendere atto del costante e sensibilissimo incremento degli iscritti del dilatarsi delle Sezioni, con ciò dimostrando che il C.A.I. aveva una funzione "leader” nella gestione delle attività alpinistiche ed escursionistiche: se cosi non fosse stato, il richiamo associativo sarebbe venuto meno.
Al termine dell'Assemblea venne rinnovato per altri tre anni l'incarico al Presidente Generale senatore Giovanni Spagnolli, con 473 voti su 564 votanti.
Per quel che riguardava la parte straordinaria dedicata alle modifiche statutarie, esse venivano approvate all'unanimità; nel suo insieme lo Statuto veniva approvato con 408 voti favorevoli e 14 astenuti. 
Iniziava così il terzo triennio del Presidente Spagnolli al vertice del C.A.I.
Il terzo ed ultimo triennio di Giovanni Spagnolli alla presidenza generale del C.A.I.
Non era certo un facile avvio quello che si prospettava al Presidente Generale all'inizio del nuovo mandato. Si percepivano infatti motivi di dissenso anche nell'ambiente dirigenziale. Lo stesso facente funzioni di Presidente della Commissione delle Pubblicazioni, dopo aver sostituito il Presidente dimissionario, si vedeva costretto a protestare decisamente presso il Consiglio Centrale, dopo averne informato il Presidente Generale, perché la relazione da lui preparata e da inserirsi in quella presentata all'Assemblea dei Delegati, era stata censurata e ridotta alla metà, per l'avvenuta eliminazione di elementi essenziali dovuta ad un intervento indebito. Non era questa la forma migliore per tener legati al Sodalizio uomini che avevano dimostrato buona volontà e discrete capacità.
Intanto le riunioni del Consiglio Centrale si susseguivano con regolarità.
Da ricordare quella del 17 dicembre 1977a Milano sotto la presidenza del senatore Spagnolli, il quale sottolineò il significato della commemorazione di Quintino Sella. Ribadì anche il proprio concetto secondo il quale occorreva essere presenti sul piano nazionale e su quello internazionale con l'U.I.A.A. e associazioni analoghe. Nella discussione intervenuta sulla Commissione Centrale per l'Alpinismo giovanile, egli concludeva sottolineando l'esigenza di un'adeguata preparazione culturale dei quadri dirigenti; per quanto riguardava gli strumenti, era necessario disporre di un documento ministeriale che autorizzasse nelle scuole l'attività propagandistica del C.A.I.
Altra riunione del Consiglio a Milano il 18 aprile 1978. Sul tema relativo al Convegno "L'avvenire delle Alpi" riferiva Pedrotti, che annunciava la prossima pubblicazione degli Atti e illustrava i contenuti della Carta, la quale evidenziava le regioni alpine da conservare. Quindi il Presidente Generale introduceva l'argomento riguardante il ricorso al T.A.R. del Lazio, che aveva nuovamente sottoposto il C.A.I. al controllo della Corte dei Conti, per controbattere il quale l'incarico era stato nuovamente affidato all'avv. Menoni.
Il Consiglio Centrale si riuniva nuovamente a Milano il 1° aprile 1978 ed il senatore Spagnolli ricordò l'imminente svolgimento del XXVI Festival di Trento. In fase di approvazione del Bilancio preventivo 1979, richiese il meditato intervento di tutti i consiglieri sulla decisione di aumentare le quote, osservando che non veniva trascurato il tentativo per ottenere un aumento del contributo statale, ma doveva essere l'iniziativa interna ad assolvere il compito di elemento trainante dell'economia del Sodalizio nei confronti della Comunità nazionale. Preceduta dal Consiglio Centrale il 28 maggio 1978, si svolse a Mantova l'Assemblea dei Delegati, per noi rimasta indimenticabile perché, in apertura dei lavori, il Presidente Generale presentava la Guida delle Piccole Dolomiti e Pasubio: erano le prime due copie rilegate a mano. Un affettuoso abbraccio sottolineava la consegna all'autore della copia riservatagli, quale riconoscimento di un lavoro protrattosi per oltre venticinque anni, che aveva meritato la splendida presentazione dettata da Giovanni Spagnolli. Coloro che a suo tempo l'avevano discussa e persino scartata, riceveranno una secca smentita dell'eccezionale successo ottenuto nelle vendite, che tuttora perdura.
Oltre alla corposa relazione distribuita in precedenza ai Delegati, il senatore Spagnolli Pronunciò una comunicazione orale, successivamente riprodotta sulla Rivista Mensile di settembre-ottobre 1978. Si basava su quattro punti, il primo dei quali domandava se, arrivati alla 158° Assemblea, si erano sempre tenute presenti le tavole statutarie, avvalendosi della semplicità, dell'amicizia, della solidarietà, della comunità: valori che talvolta sembravano smarriti nell'inquinamento psicologico dell'attuale società. 
Secondo punto da considerare era quello riguardante la presenza del C.A.I. in Italia, in Europa e nel mondo: se veramente eravamo persuasi di operare per un nostro contributo sul piano dell'onestà dei costumi, della libertà, della pace e della fratellanza fra individui e popoli. Non poteva anche il C.A.I. fare qualche cosa, per esempio in fatto di salvaguardia dell'ambiente, come problema di progresso e civiltà?
Il terzo punto era di carattere organizzativo, quanto mai necessario nei tempi moderni. Troppo spes | |