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I giovani burundesi per il disarmo |
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Jérôme
e
Joëlle, storie di quotidiana violenza! Il
7 maggio del corrente anno alle 21, arriva dal Centre Jeunes Kamenge
una terribile notizia: Questo fatto, che ha lasciato tutti gli abitanti
dei Quartieri Nord e i 28.000 iscritti del Centre Jeunes Kamenge
senza parole, è da tanti punti di vista emblematico della situazione
che il Burundi oggi sta vivendo. Quando
è scoppiata la guerra, Jerome si è rifugiato presso il Centre Jeunes
Kamenge dove ha cominciato a lavorare gridando la pace e
l’uguaglianza. Ci lavora giorno e notte, mentre cresce i sette
fratelli e sorelle più piccoli. Si sposa finalmente nel dicembre ’06,
in gennaio scopre di diventare papà. La sera del 7 maggio torna a casa
felice da Joelle, dopo una giornata di lavoro nel suo “laboratorio
della pace”. Arriva un suo amico, un amico d’infanzia che è ha
combattuto la guerra. Quella sera è molto agitato, parlano, discutono e
all’improvviso Douglas estrae la pistola e tira su Jerome. Joelle
accorre, vuole aiutarlo, ma Douglas la prende e le taglia la gola.
Questa una storia terribile, che descrive come attraverso le armi si
possa togliere in maniera così brutale la vita di qualcuno, la vita di
un’intera famiglia.
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Morti
bianche, senza senso La
presenza di più di 6.000 persone al loro lutto e la raccolta di firme
che i giovani hanno deciso di inviare al loro Governo per richiedere un
totale disarmo, traducono non solo il dolore, ma anche la disperazione e
la paura della gente di fronte alla banalità con cui l’esempio di un
assiduo “combattente per la pace” è venuto a mancare. Vista nel
contesto dove è avvenuta, questa morte rappresenta tutto ciò che i
burundesi non vogliono più vivere: la guerra e la violenza. Ora è
arrivata la democrazia e i burundesi la vogliono conoscere. Prima ancora
di capire cosa questa rappresenti a livello politico, la popolazione
burundese ha investito nella democrazia come nuova speranza di pace
totale e soprattutto di sviluppo. I due aspetti sono purtroppo legati
tra loro: fino a quando non ci sarà la pace, non potrà esserci lo
sviluppo.
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