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Nel
2000 grazie all’intervento delle forze internazionali sono
stati firmati gli Accordi di Arusha, con i quali tutti i
partiti, anche quelli ribelli, hanno sancito il Cessate-il-fuoco
e un periodo di transizione di 4 anni per preparare il Paese
alle seconde elezioni democratiche. Negli Accordi si è
proposta un’alternanza del Presidente ogni sei mesi e di
riformare l’esercito inserendo anche le forze ribelli.
Terminate queste operazioni, nel 2004 arrivano 5.600 Caschi
Blu dell’ONU con il compito di disarmare la popolazione e di
supervisionare la sicurezza in Burundi e l’andamento delle
elezioni che avranno luogo nell’agosto del 2005. Le
elezioni si sono svolte regolarmente. Con la vittoria del
Presidente Pierre Nkurunziza, il Burundi vive ora sulla carta la
democrazia. Questa non corrisponde però purtroppo alla realtà
quotidiana che vivono i burundesi.
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I
massacri che si susseguono ripetutamente dal 1962 e lo scoppio
della guerra civile nel 1993 hanno lasciato un segno indelebile
nella popolazione burundese sotto diversi punti di vista. Da
un punto di visto demografico: se si considera
che migliaia di famiglie sono state distrutte e che il 50% degli
abitanti ha meno di 15 anni; da un punto di vista
educativo: il 65% della popolazione è analfabeta e di
conseguenza escluso dalla vita pubblica; da un punto di
vista sociale: tutti sono fuggiti più volte dalle
proprie case e hanno dovuto ricominciare da capo nella povertà
più assoluta; da un punto di vista psicologico:
tutti hanno assistito a delle scene di guerra atroci, dove la
vita è stata completamente svuotata del suo senso attraverso le
armi e i macete. Tutto per una guerra della quale nessuno
conosce le origini.
La
violenza nel 1993 ha raggiunto un livello così disumano che
alla gente ora è rimasta solo un'enorme paura:
paura del governo e delle sue manovre politiche ed economiche,
paura del vicino tutsi, ma anche di quello hutu, paura perfino
di se stessi, non dimenticando che nel vicino '93 molti andavano
ad uccidere su commissione (per 5.000 fr. bu., l'equivalente di
3,00
euro).
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Ma
è esattamente da questa paura che i burundesi vogliono
risvegliarsi.
"...Loro
che la pace non la conoscono più da tre generazioni, loro che
di libertà e uguaglianza sentono solo parlare da lontano, loro
che di tutti i grandi e piccoli interessi economici e politici
non ne sanno nulla, proprio loro gridano oggi per la pace e la
convivenza pacifica. Loro parlano oggi di democrazia, forse non
del tutto compresa come l'organizzazione statale, ma intesa come
il Cessate-il-fuoco totale, il riconoscimento dei Diritti
dell'Uomo e di una Giustizia”. (Tratto
dal documentario: Burundi
2005. Verso la democrazia.
Disponibile presso l’Associazione)
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